Scisma di Grotte (1872 - 1873)

Lo Scisma di Grotte fu un evento che ebbe eco su scala nazionale nell'Italia post-unitaria.


A Grotte, dopo il 1860, il clero si divise fra preti conservatori e preti liberali. Si distinse come leader del gruppo ecclesiastico liberale il prete Luigi Sciarratta (1830-1904), il quale era molto ben voluto dalla cittadinanza grottese.

Tutto, dunque, faceva presagire nel 1872, morto il vecchio arciprete Calogero Ingrao, che lo Sciarratta sarebbe stato il suo naturale successore.

I discendenti del duca Tommaso Sanfilippo il 12 maggio 1872 sottoscrissero quindi in uno studio notarile il cosiddetto “atto di presentazione” all’ordine diocesano di Girgenti del loro candidato, Luigi Sciarratta. Il vescovo , mons. Domenico Turano, non volle firmare l’atto ed emise invece il decreto di “rifiuto dell’istituzione canonica” poiché girava voce che Sciarratta appartenesse alla Massoneria ma, non avendone le prove, Turano, pur lasciandosi influenzare da quella che era più di una voce di popolo, non poteva riportare ufficialmente questa informazione tra i motivi del suo rifiuto all'interno del suo decreto.

Luigi Sciarratta e i suoi sostenitori ovviamente si opposero al decreto di Turano che ritennero “non motivato” ed “ingiustificato” e pertanto proposero appello alla curia arcivescovile di Monreale, la diocesi metropolitana che reggeva quella di Girgenti.


Su un totale di 19 preti grottesi, 12 sostennero Luigi Sciarratta, ritenendolo vittima di una ingiustizia.

Ciò li etichettò come “ribelli” e furono proprio loro ad occupare il 20 aprile del 1872 la Chiesa Madre.

Turano, che già ritenne l’occupazione della Chiesa Madre come una “reggenza scismatica” sospese lo Sciarratta e i 12 preti a lui favorevoli.

Con apposito editto il vescovo Domenico Turano notificò ai fedeli il trasferimento dell’amministrazione parrocchiale dalla Chiesa Madre, che era occupata, alla Chiesa del Purgatorio. Ormai infatti i “ribelli” si erano spinti oltre ogni limite e il 15 luglio 1873 il Turano emise la scomunica che prima aveva solo minacciato. L’eco dello scisma, che intanto era traghettato nel 1873, arrivò anche al Parlamento post unitario.

La vicenda dal 1873 cominciò ad affievolirsi e la “pratica” Sciarratta poco per volta divenne un “fascicolo” di ordinaria amministrazione. Turano rimase della sua idea, Sciarratta e i suoi sostenitori rimasero scomunicati e vennero espulsi dalla Chiesa Madre. Solo la morte dei due protagonisti dello scisma pose fine alo stesso: Domenico Turano morì il 2 febbraio 1885, mentre lo Sciarratta , il cui nome ormai era stato infangato poiché accusato di addebitamento improprio dei beni del Collegio di Maria di Grotte e di essere stato l’amante della madre superiora, morì nel 1904.




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